Premessa

In questo articolo trattiamo la resa del filtro IDAS LPS D1 installato su una macchina di ripresa a colori un po’ particolare, una mirrorless Fujifilm XT2.

Facciamo una piccola introduzione su questo filtro:

Il filtro IDAS LPS D1 è prodotto da Hutech, una azienda americana con sede in California, e tra gli appassionati si posiziona ai vertici tra i filtri LPS contro l’inquinamento luminoso. ( maggiori dettagli al sito https://sciencecenter.net/hutech/idas/lps.htm )

Ne esistono di versioni differenti, D1, D2, V4 e P2, ognuno con una propria linea di spettro passante. Di seguito riportiamo i grafici della versione D1 pubblicati sul sito internet della casa madre , confrontando l’abbattimento dello spettro emesso da lampade a led, sodio alta pressione e bassa pressione, e lampade a mercurio.

Come si può vedere dai grafici sopra riportati, il filtro IDAS LPS D1 è adatto all’abbattimento delle linee di emissioni delle componenti al sodio a bassa pressione e delle lampade al mercurio.

Meritano un accenno le lampade a led.  Sempre di più, soprattutto con l’introduzione delle leggi regionali contro l’inquinamento luminoso che prediligono l’utilizzo di sorgenti luminose ad alta efficienza, e le campagne di riduzione dei consumi energetici, le sorgenti a led stanno prendendo il sopravvento sulle lampade al sodio, creando qualche problemi agli astrofili amatoriali. Quest’ultimi molto spesso sono costretti a riprendere dal balcone di casa. Il problema delle sorgenti a led  è quello che utilizzando la luce bianca, comprendono gran parte delle linee di emissione dello spettro luminoso, dai 440nm fino ai 700nm. Per la riduzione delle luce emessa in questo intervallo di nm conviene utilizzare un filtro diverso, la versione V4, che sembra appositamente studiato per abbattere i picchi di lunghezza d’onda a 450 nm e dai 550 ai 650nm. Sicuramente sarà un futuro acquisto.

Il test

Il test è stato eseguito volontariamente in condizioni particolarmente proibitive. Parliamo di centro città (Padova) con luna piena al 100%, anche se quest’ultima si trovava a est e le riprese sono state eseguite dal balcone di casa verso Ovest.

Devo dire che il cielo era particolarmente luminoso durante il test, anche se l’umidità piuttosto assente ha agevolato da un lato le riprese, limitando la componente gialla dovuta all’inquinamento luminoso delle lampade al sodio.

Il setup

Ma parliamo ora di cose pratiche partendo dal setup utilizzato:

  • Montatura: Synscan NEQ6 PRO
  • Telescopio di ripresa: TS 80 F7 ED con spianatore
  • Autoguida: Assente (disponibile cercatore 9×50 con camera monocromatica QHY5L-II)
  • Camera di ripresa: Fujifilm XT2

Il test è stato eseguito a più riprese, partendo con un tempo di esposizione di 10 sec, fino a salire 120 sec., mantenendo una sensibilità di ISO 1000. Sono consapevole che da un cielo con un inquinamento luminoso elevato come Padova, spingersi con tempi così elevati non ha molto senso. Tuttavia conoscere i propri limiti di ripresa aiuta sicuramente a stabilire una strategia personale, orientata a condurre le sessioni con un numero adeguato di frame, magari tenendosi entro i 60 sec.

I frame riportati successivamente mostrano per ogni condizione di ripresa il risultato con filtro e senza filtro IDAS LPS D1. È interessante osservare come già il passaggio tra 10 e 30 sec  indica un peggioramento del fondo del cielo, che già in post elaborazione potrebbe dare fastidio alla calibrazione dello sfondo.

Tuttavia, proprio in questi giorni sto conducendo un test di ripresa impegnativo riprendendo la famosa nebulosa IC 410 dal balcone di casa con un tempo di esposizione di 60 secondi, a mio avviso il minimo per effettuare un numero di riprese contenute a parità di tempo totale di integrazione. Scendere a 30 o addirittura 15 secondi potrebbe richiedere dai 400 ai 500 frame, con un conseguente lavoro ciclopico in fase di post elaborazione.

I risultati

Di seguito i frame ripresi con e senza filtro sulla nebulosa di Orione M42:

                                                      CON FILTRO IDAS LPS D1                                                    SENZA FILTRO

Conclusioni

Il filtro IDAS LPS D1 è un valido aiuto per tutti coloro che vogliono effettuare delle riprese da siti mediamente inquinati con la tecnica della banda larga. Non bisogna pretendere gli stessi risultati conseguibili da siti di alta montagna o con un inquinamento luminoso molto limitato. Il filtro si presta bene alla riprese di ammassi globulari ed ammassi aperti, un po’ meno a nebulose e galassie, ad eccezione di riprese effettuate con tempi molto corti (15-20s). Quest’ultimi richiedono un numero di frame elevatissimo al fine di conseguire tempi di integrazione dell’ordine di qualche ora. Sicuramente le riprese con filtro con qualsiasi tempo di esposizione sono migliorative a quelle prive di filtro.

Grazie per l’attenzione,

Marco Lunardo

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